Meta ha rimosso una clausola inserita nelle Condizioni di utilizzo commerciale, che poteva essere interpretata nel senso che i domini, le pagine web e i contenuti degli URL degli account aziendali potessero essere usati per fornire e sviluppare prodotti e per addestrare l’IA, tra le altre cose.
La decisione arriva dopo che alcuni esperti legali hanno sollevato il dubbio che la clausola autorizzasse la raccolta di siti, per esempio quelli degli editori, da usare per l’addestramento dell’IA. L’azienda spiega che «le condizioni unificate per la scansione si applicano soltanto ai prodotti pubblicitari e per le aziende e non modificano il modo in cui vengono utilizzati i crawler web».
Le ripercussioni di una frase aggiunta
All’origine della vicenda ci sono le Condizioni di utilizzo commerciale aggiornate di recente da Meta. Vi era stata inserita una formulazione secondo cui i domini, le pagine web e i contenuti degli URL collegati agli account aziendali potevano essere utilizzati per fornire, sviluppare e migliorare prodotti e servizi dell’azienda, nonché per attività di ricerca, addestramento e mantenimento dell’integrità.
A attirare l’attenzione è stata la presenza della parola «addestramento». Secondo quanto riferito, alcuni esperti legali statunitensi hanno giudicato la clausola «degna di nota», perché avrebbe potuto autorizzare Meta a raccogliere automaticamente (fare scraping) i siti degli editori titolari di account aziendali sulla piattaforma e a usare i contenuti per addestrare i propri modelli di IA.
Le controversie sul diritto d’autore legate all’IA sono tuttora in corso. L’anno scorso Meta ha vinto una causa di grande risonanza in cui era accusata di violazione del copyright, ma altre cause contro aziende del settore dell’IA, tra cui Meta, sono ancora pendenti. In questo contesto, anche una singola frase nei termini può essere interpretata come particolarmente significativa, a prescindere dalle pratiche effettive.
Cosa indicano la rimozione e le spiegazioni di Meta
Fin dall’inizio un portavoce di Meta aveva dichiarato che i termini aggiornati non avrebbero modificato il modo in cui l’azienda effettua la scansione del web. In seguito è stato riferito che la clausola contestata era stata rimossa.
In una dichiarazione, l’azienda ha spiegato di aver chiarito nei termini che le condizioni sulla scansione, riunite in questa occasione, si applicano soltanto ai prodotti pubblicitari e per le aziende. Ha aggiunto che il modo in cui vengono utilizzati i crawler web resta invariato.
È importante distinguere tra «rimozione della formulazione» e «cambiamento delle pratiche effettive»: si tratta di due cose diverse. La rimozione ha ristretto i margini di interpretazione dei termini, ma Meta aveva già dichiarato che le pratiche non sarebbero cambiate. Non si tratta quindi di un annuncio che segnali modifiche ai metodi di raccolta o alle politiche sull’uso dei dati per l’addestramento dell’IA.
La chiarezza dei termini sotto esame
Anche una modifica pensata per integrare o riordinare i termini può suscitare preoccupazioni se la formulazione lascia spazio a interpretazioni ampie. Il caso sembra mostrare come il forte interesse per i dati usati nell’addestramento dell’IA possa amplificare le reazioni a una singola frase dei termini.
Per le aziende che gestiscono un proprio sito e per i creator che pubblicano contenuti, è importante che il testo specifichi quali prodotti e quali ambiti sono soggetti alle condizioni. Nell’era dell’IA, i termini devono non solo essere giuridicamente corretti, ma anche risultare comprensibili agli utenti comuni, così da ridurre il rischio di interpretazioni errate.
Quando aggiornano i termini, le piattaforme dovrebbero indicare con chiarezza l’ambito di applicazione, compreso il rapporto con l’addestramento dell’IA. Anche per le aziende, quando vengono aggiornate le condizioni relative alla pubblicità o ai prodotti per il business, leggere attentamente le clausole sul trattamento dei dati sembra destinato a diventare più importante che mai.


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