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L’IA di Meta «Muse» consente conversazioni per adulti, mentre i creator di OnlyFans denunciano disparità nelle regole sui contenuti dei social

MetaのAI「Muse」は成人向け会話を許容、OnlyFans制作者はSNSの表現規制に不公平感

Secondo quanto riferito, l’agente AI di Meta «Muse» può intrattenere conversazioni testuali sessualmente esplicite con utenti adulti all’interno di un’app riservata ai maggiorenni. Nel frattempo, i creator del servizio di abbonamento per adulti OnlyFans raccontano di aver subito limitazioni agli account e rimozioni di post sui social di Meta. La differenza tra ciò che è consentito all’IA e ciò che possono pubblicare i creator in carne e ossa ha acceso il dibattito sull’equità delle piattaforme.

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Muse consente conversazioni testuali per adulti

Muse è un agente AI utilizzabile attraverso un’interfaccia simile a quella di un’app di messaggistica. Se gli si autorizza l’accesso a dati personali come il calendario o la posta elettronica, può agire in modo proattivo. Per esempio, può annullare una lezione di allenamento che coincide con una prenotazione per cena. Sostenuta dall’enorme rete di distribuzione di Instagram e Facebook, l’app è entrata ai vertici delle classifiche di download nel suo primo mese dal lancio. Milioni di persone hanno così provato per la prima volta un agente AI.

Meta consente agli utenti di questa app riservata agli adulti di intrattenere conversazioni a sfondo sessuale con Muse. In precedenza, un portavoce dell’azienda aveva spiegato che non avrebbe «bloccato comportamenti legali degli adulti». Muse, tuttavia, genera soltanto testi espliciti: non immagini né video.

Anche se solo in forma testuale, si è aperto un canale per interazioni sessuali rivolto a milioni di utenti adulti. È da qui che prende avvio il dibattito.

I creator avvertono uno squilibrio sui social

A trovare stonato questo contrasto è Vanniall, creator di OnlyFans con sede a New York. Racconta che in rete circolano immagini e video deepfake generati con l’IA che le somigliano, e che spesso le sue richieste di rimozione non vengono accolte. Su Instagram, inoltre, dice di dover gestire continuamente segnalazioni e ricorsi. Il suo account, che conta oltre 100.000 follower, è attualmente soggetto a restrizioni e può essere visualizzato solo dopo aver effettuato l’accesso.

Dopo aver sentito parlare di Muse, ha detto che è ingiusto che l’IA possa far spendere soldi alle persone, mentre agli adulti in carne e ossa non sia consentita neppure una minima espressione sensuale.

La stessa sensazione è condivisa da altri creator. Jiz Lee, che da anni lavora dietro le quinte del porno queer e gestisce anche un account OnlyFans, racconta che Meta ha già rimosso alcuni suoi post. Ha anche osservato, in sostanza, che «sembra che all’IA sia consentito più che agli esseri umani». Tony Genius, che recita anche nei film, dice di essere arrivato al suo settimo account Instagram in cinque anni. Il suo racconto mostra quanto impegno richieda, giorno dopo giorno, riuscire a mantenere uno spazio per pubblicare.

La distinzione di Meta tra «conversazione» e «promozione»

In risposta a queste voci, la portavoce di Meta Tracy Clayton ha spiegato che una conversazione privata individuale tra un adulto e un agente AI personalizzato, su una piattaforma riservata ai maggiorenni, è molto diversa dal promuovere o pubblicizzare un servizio sui social.

In altre parole, secondo Meta, le regole cambiano a seconda del luogo in cui avviene l’interazione. L’idea è che le esigenze di cautela siano diverse sui social pubblici, visibili a un pubblico indistinto, e in uno spazio di conversazione chiuso che presuppone la verifica dell’età.

Per i creator, però, il problema non riguarda soltanto «che cosa si può esprimere». I social sono una porta d’ingresso per incontrare nuovi abbonati. Se quella porta funziona male, ne risentono anche i guadagni. In effetti, negli Stati Uniti ci sono altri social che ammettono contenuti per adulti. X è una delle principali piattaforme su cui molti creator di OnlyFans cercano abbonati e si mettono in contatto con i fan, e non pochi performer per adulti si sono trasferiti su Bluesky. Anche il fatto che le politiche di Meta non siano l’unica opzione contribuisce al dibattito.

Dal punto di vista dei creator, un’IA conversazionale riesce a gestire senza difficoltà interazioni sessuali, mentre loro subiscono restrizioni quando cercano di promuoversi. È in questa contraddizione che risiede il cuore del malcontento.

In discussione l’addestramento dell’IA e il posto degli esseri umani

La questione va oltre le regole applicate sui social. Jiz Lee dice di voler sapere su quali dati sia stata addestrata Muse e se qualcuno sia stato retribuito per quei dati. Pur riconoscendo che il settore nel suo complesso ha tardato a intervenire, aggiunge che alcune aziende che trattano contenuti per adulti hanno iniziato a inserire nelle condizioni contrattuali ufficiali disposizioni sull’uso dell’IA. L’obiettivo è impedire che gli interpreti vengano inglobati integralmente nei dati di addestramento dell’IA.

Secondo Tony Genius, quando durante le cerimonie di premiazione vengono trasmessi annunci pubblicitari di agenti AI, il pubblico reagisce con sonori fischi. Teme che in futuro la pornografia generata interamente dall’IA sottragga lavoro agli interpreti umani. Allo stesso tempo, ritiene che gli strumenti di IA attuali possano essere utili per le attività di marketing dei creator indipendenti, per esempio automatizzando il ritaglio di parti dei video da pubblicare sui social.

È interessante notare come la stessa persona abbia due atteggiamenti diversi nei confronti dell’IA. Genius dice di essere anche disponibile a collaborare con un’azienda tecnologica per creare una versione IA di sé, a cui i fan possano inviare messaggi. L’obiettivo, spiega, è trovare un modo perché gli artisti in carne e ossa continuino a guadagnare senza essere messi da parte né usati per addestrare modelli senza il loro consenso. Per ora, ritiene che la dimensione umana e l’autenticità siano il fulcro del legame con il pubblico.

Vanniall, al contrario, ha le idee chiare. Almeno per quanto riguarda Muse di Meta, invita le persone a «smettere di scaricare quell’app». Secondo lei, non c’è bisogno di dare a Meta altri soldi o dati personali.

Genius si chiede: se Muse è riservata agli over 18, perché non creare spazi per adulti anche sui social? Per scherzo, propone persino il nome «Instacam». Perché riservare uno spazio agli adulti per le conversazioni con l’IA, ma non farne uno per i contenuti pubblicati da persone in carne e ossa? Resta da vedere come risponderà Meta.

MetaのAI「Muse」は成人向け会話を許容、OnlyFans制作者はSNSの表現規制に不公平感

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