Secondo quanto riportato, la società di intelligenza artificiale Anthropic ha comunicato agli investitori, nel corso di un incontro a porte chiuse, ricavi pari a 16,8 miliardi di dollari nel terzo trimestre del 2026. Si tratta di un aumento di circa il 45% rispetto al trimestre precedente e di oltre 3,6 volte il fatturato complessivo del 2025. La crescita, tuttavia, ha perso slancio rispetto all’incremento superiore al 140% registrato nel secondo trimestre. Ora l’attenzione è rivolta alle possibili ripercussioni sulla valutazione dell’IPO (offerta pubblica iniziale), prevista per novembre.
I ricavi crescono, ma il tasso di crescita si stabilizza
16,8 miliardi di dollari sono già una cifra enorme per un singolo trimestre. E il fatto che superino di oltre 3,6 volte i ricavi complessivi del 2025 mostra come le dimensioni dell’attività siano cambiate radicalmente in poco più di un anno.
Gli investitori, però, non guardano soltanto alle dimensioni. Nel secondo trimestre, la domanda per Claude Code, lo strumento destinato agli sviluppatori, era esplosa, facendo crescere i ricavi di oltre il 140% rispetto al trimestre precedente. Da lì si è passati a un aumento del 45%. Basta mettere in fila i numeri per vedere chiaramente il rallentamento.
Tra le possibili cause si citano la diminuzione del carico di lavoro durante l’estate e il conseguente calo dei consumi di «token», l’unità di misura della quantità di testo elaborata dall’IA. Inoltre, a settembre OpenAI ha lanciato il potente prodotto concorrente Astra, mentre Anthropic avrebbe risposto soltanto verso la fine del mese con il modello Opus 5.5. Si può quindi leggere questo trimestre come il risultato della sovrapposizione di fattori stagionali e pressioni competitive.
L’entità dei ricavi e il ritmo della crescita sono due indicatori distinti. Anche se la velocità diminuisce, la distanza già percorsa resta enorme. In vista dell’IPO, l’ago di questo «tachimetro» sarà osservato con particolare attenzione.
La redditività dell’inferenza è il prossimo tema cruciale per il settore dell’IA
Un dato da non trascurare nelle notizie di oggi riguarda i profitti. Il margine operativo rettificato da inizio anno fino al terzo trimestre è stato dell’11%. Secondo quanto riportato, la società ha registrato utili rettificati per due trimestri consecutivi e anche il flusso di cassa è positivo.
Inoltre, nel terzo trimestre Anthropic avrebbe generato 1,70 dollari di ricavi per ogni dollaro speso in risorse di calcolo, come server e GPU. È un dato che indica la capacità di guadagnare dall’inferenza, cioè dal processo con cui si pongono domande ai modelli di IA e si ricevono risposte. Anche mentre prosegue la concorrenza sui prezzi, un modello già addestrato può produrre profitti. Per il settore dell’IA è un segnale incoraggiante.
Va però precisato che questo margine è un indicatore «rettificato», che esclude costi rilevanti come i compensi basati su azioni. L’addestramento dei modelli e il personale comportano spese ingenti, e resta possibile che i modelli open-weight, i cui pesi sono pubblici e che chiunque può utilizzare, sostituiscano modelli a pagamento come Claude. La valutazione più prudente è che il percorso verso la redditività cominci a delinearsi.
Le misure contro la distillazione e la concorrenza sui prezzi mettono a rischio i ricavi
Un altro tema è la «distillazione»: una tecnica con cui altre aziende raccolgono in grandi quantità le risposte di un’IA esistente e ne apprendono il comportamento per creare un proprio modello. Secondo quanto riportato, Anthropic stima che il 5-7% dei suoi ricavi sia legato alla distillazione.
L’azienda ha più volte denunciato le imitazioni da parte di società cinesi di IA e di altri concorrenti, ma di recente ha introdotto misure efficaci per contrastarle. Secondo quanto riportato, ha comunicato agli investitori che queste misure dovrebbero ridurre i ricavi nei prossimi trimestri.
Nel breve periodo è una decisione dolorosa. Sul lungo termine, tuttavia, potrebbe rendere più difficile per i concorrenti raggiungere la qualità di Claude. Rinunciare a qualche punto percentuale nell’immediato per proteggere il vantaggio competitivo dei propri modelli: è una scelta coraggiosa alla vigilia di un’IPO, ma può anche essere vista come un segnale di attenzione alla sostenibilità dell’attività.
Anche la pressione della concorrenza sui prezzi è considerevole. La guerra dei prezzi con OpenAI, Google e altri va avanti da mesi, mentre i modelli open source stanno riducendo il divario in termini di prestazioni. Quando la crescita dei ricavi rallenta, questo contesto competitivo pesa ancora di più sulla valutazione.
La valutazione dell’IPO dipende dalla sostenibilità dell’attività, non solo dai ricavi
Secondo quanto riportato, l’IPO è prevista per novembre, prima del Ringraziamento. A detta di alcuni osservatori, sarà il più grande banco di prova finora per misurare l’entusiasmo degli investitori nei confronti del boom dell’IA.
A maggio la valutazione della società sul mercato privato ha raggiunto i 965 miliardi di dollari. Due anni prima era inferiore a 20 miliardi. Secondo quanto riportato, alcuni banchieri avrebbero ipotizzato una valutazione di 2.000 miliardi di dollari al momento dell’IPO.
A quanto riferito, però, i dati diffusi hanno deluso alcuni investitori. A rafforzare la cautela avrebbe contribuito anche la mancata comunicazione dei ricavi annualizzati a settembre — una proiezione su base annua del ritmo di vendita più recente — e delle previsioni per l’intero anno. A luglio i ricavi annualizzati erano stati indicati in 65 miliardi di dollari. Diversi investitori ritengono che le banche capofila possano ridimensionare le aspettative di valutazione a meno di 1.500 miliardi di dollari.
Anche il contesto di mercato non è favorevole. L’inflazione resta elevata e i costi dei prestiti aumentano. Nell’opinione pubblica prevalgono le posizioni negative sull’IA, mentre restano irrisolti alcuni rischi di cybersicurezza.
Resta però invariato il fatto che, con il miglioramento delle prestazioni dei modelli, l’IA si sta diffondendo nelle attività amministrative quotidiane e il suo utilizzo è destinato ad aumentare, non a diminuire. La questione è se la crescita dei ricavi possa sostenere profitti e competitività sufficienti a giustificare una valutazione elevatissima, anche in una fase di rallentamento. L’IPO di novembre sarà il momento della verità. Va precisato che le valutazioni e le reazioni degli investitori sono previsioni basate su quanto riportato dai media e non informazioni definitive.


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