Il robot umanoide Atlas dell’americana Boston Dynamics starebbe smistando portapacchi in uno stabilimento della sudcoreana Hyundai, sua società madre, senza intervento umano. A guidarne lo sviluppo è Zach Jaquish. Potrebbero volerci ancora alcuni anni prima che il robot venga assegnato stabilmente a uno stabilimento: le aspettative e la distanza che ancora separa il progetto dall’impiego pratico emergono così allo stesso tempo.
Imparare il lavoro in fabbrica riproducendo i movimenti umani
Nel 2021 Atlas era un robot idraulico e massiccio, particolarmente abile nel correre e saltare. All’epoca, i suoi movimenti si basavano su algoritmi scritti dagli ingegneri. Il modello di nuova generazione è invece slanciato e completamente elettrico, monta un chip NVIDIA e apprende i movimenti grazie all’IA. Con i suoi 175 cm di altezza e 90 kg di peso, ha dimensioni paragonabili a quelle di un uomo adulto.
L’addestramento si articola in due fasi. La prima è il controllo a distanza. Un operatore con un visore VR muove direttamente le braccia e le mani di Atlas, mostrandogli le operazioni una per una. Le registrazioni ottenute in questo modo diventano materiale didattico per insegnare al modello di IA a svolgere autonomamente i compiti. Si utilizza anche una tuta che registra i movimenti di tutto il corpo, acquisendo tramite sensori i passi e i gesti delle mani.
La seconda fase è la simulazione. Poiché il corpo umano e quello di Atlas sono diversi, non basta far copiare al robot i movimenti delle persone. Per questo, in un ambiente virtuale sono stati addestrati per sei ore oltre 4.000 Atlas digitali. Sono state introdotte condizioni sfavorevoli, come pavimenti scivolosi e articolazioni irrigidite, per adattare i movimenti al corpo del robot.
Quando ne impara uno, lo imparano tutti
Un aspetto da non sottovalutare è la facilità con cui si possono condividere i risultati dell’apprendimento. Se un robot acquisisce una nuova abilità, questa può essere trasferita a tutte le unità dotate della stessa IA. Per una persona, la formazione dei nuovi assunti va ripetuta uno per uno; per i robot, invece, basta un istante per copiarla. È proprio questa possibilità, probabilmente, a spingere le aziende a investire somme ingenti per «rendere intelligente il primo esemplare».
Con lo stesso metodo, Atlas ha imparato anche a strisciare e a fare capriole all’indietro. A quanto pare, però, ha avuto difficoltà con un’andatura simile a quella di un’anatra. Anche nei robot che sembrano capaci di tutto, punti di forza e limiti sono ben definiti.
Sa trasportare componenti, ma non il caffè
Mentre riesce a smistare componenti in fabbrica, per Atlas restano ancora difficili gesti quotidiani come vestirsi al mattino, versare il caffè e portarlo in giro per casa. Più un’azione è automatica per noi, più è difficile per un robot. Tra l’idea di versatilità suggerita dal suo aspetto «umanoide» e ciò che è davvero in grado di fare c’è ancora una distanza.
Per questo, le aziende che valutano l’adozione di robot dovrebbero verificare che cosa sappiano fare e con quale affidabilità, invece di fermarsi a video dimostrativi d’effetto. Nello stabilimento Hyundai lavorano fianco a fianco oltre 1.000 robot e circa 1.500 persone, impegnati a sollevare, pressare e saldare. Questo contesto mostra che i robot sono bravi nei compiti ripetitivi, mentre il valore dei robot umanoidi dipenderà da quanto riusciranno a spingersi oltre.
Un altro aspetto da osservare è la componente di intelligenza. I chip NVIDIA elaborano i dati raccolti, permettendo al robot di osservare ciò che lo circonda e comprendere il funzionamento del mondo fisico. Si ritiene che una caratteristica di Atlas sia proprio la capacità di avvicinarsi a qualcosa di simile al senso comune. In futuro, si immagina che basterà portarlo in fabbrica e spiegargli a parole che cosa si vuole che faccia.
Oltre il timore di perdere il lavoro: il ruolo della gestione
Non mancherà chi dirà: «I robot ci ruberanno il lavoro». Le attività monotone e pesanti per il corpo saranno affidate sempre più ai robot. È inevitabile che il contenuto del lavoro cambi.
I robot, però, non funzionano da soli se li si lascia a se stessi: servono persone che li costruiscano, li addestrino e li manutengano. Anche Robert Playter, ex CEO di Boston Dynamics, ha sottolineato la necessità di gestirli. Secondo quanto riferito, potrebbero volerci ancora alcuni anni prima che Atlas entri stabilmente a far parte del team Hyundai.
Goldman Sachs prevede che il mercato degli umanoidi raggiungerà i 38 miliardi di dollari entro dieci anni. Con l’espansione del mercato, sul campo nasceranno nuovi ruoli: «chi insegna», «chi supervisiona» e «chi ripara». La domanda da porsi non è tanto «i posti di lavoro scompariranno?», quanto piuttosto «come cambieranno i ruoli sul campo?».
Il percorso iniziato con il quadrupede Spot
Il predecessore di Atlas è Spot, il robot quadrupede presentato circa dieci anni fa. Dotato di diverse telecamere, sensori termici e acustici, nello stabilimento Hyundai verifica la qualità controllando che le auto siano dotate dei componenti necessari. Viene inoltre impiegato per ispezioni di sicurezza e controlli periodici degli impianti in centinaia di strutture nel mondo. L’esperienza operativa maturata sul campo con Spot sembra essere stata trasmessa ad Atlas.
La competizione non si limita agli Stati Uniti. Tesla, startup sostenute da Amazon e NVIDIA e aziende statali cinesi sono in gara per sviluppare questi robot. Hyundai detiene l’88% di Boston Dynamics e punta a restare nel gruppo di testa grazie ai suoi investimenti. La prospettiva di robot che lavorano fianco a fianco con gli esseri umani sta prendendo forma, sia sul piano tecnologico sia su quello degli investimenti.


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